lunedì 7 luglio 2014

“Un manager che sappia motivare” ecco la svolta che serve alle imprese

L’ENGAGEMENT DEI DIPENDENTI, INSIEME A UNA NUOVA VISIONE DELLA LEADERSHIP, SONO ATTUALMENTE LE PRIORITÀ PER LE AZIENDE ITALIANE SECONDO UNA RICERCA CONDOTTA DAL TOP EMPLOYERS INSTITUTE

U n nuovo tipo di leader, capace di essere coach e mentor e di affrontare il cambiamento, coinvolgendo attivamente i dipendenti e stimolandone la collaborazione. È il manager ai tempi della crisi o almeno come lo vorrebbero le aziende italiane in questa fase di difficile uscita dalla congiuntura economica negativa che ha ridisegnato la geografia dell’organizzazione aziendale e che ha acceso i riflettori verso le risorse umane come leva strategica per agganciare la ripresa. L’engagement dei dipendenti, insieme a una nuova visione della leadership e al cambiamento culturale e organizzativo, rappresentano infatti attualmente le priorità per le aziende italiane secondo una ricerca condotta dal Top Employers Institute, ente che certifica le eccellenze delle condizioni di lavoro messe in atto dalle imprese in ambito hr, che ha coinvolto oltre 850 aziende in più di 70 Paesi di tutti i continenti. In base all’indagine, dunque, l’engagement si colloca al primo posto tra le priorità delle aziende Top Employers Italia 2014 (occupava invece la seconda posizione nel 2013), seguito dal cambiamento culturale e organizzativo (lo scorso anno era al terzo posto). Risultati che cambiano leggermente rispetto a quelli europei, dove il primato delle priorità aziendali viene conquistato dalla gestione del talento, seguito subito dopo dall’engagement, replicando in entrambi i casi le posizioni del 2013. “In un mercato del lavoro ‘malato’, segnato da scarso ricambio generazionale, slittamento
in avanti dell’età pensionabile, difficoltà di ingresso di nuove risorse e dal paradosso di una crescente disoccupazione a fronte della difficoltà del trovare le ‘persone giuste per il posto giusto’, una maggiore attenzione per le risorse già presenti in azienda si trasforma, in ultima analisi, in fattore competitivo”, osserva Alessio Tanganelli, country manager Italia dell’ente di certificazione. L’importanza del coinvolgimento dei dipendenti è confermata anche dagli studi di benchmark in proposito, aumentati di oltre il 10% rispetto all’anno precedente: sono stati effettuati dal 62% delle aziende Top Employers Italia nel 2014 (nel 2013 erano il 51%), un dato più alto rispetto a quello generale europeo che vede gli studi di benchmark sull’engagement al 54% (rispetto al 48% del 2013). A confermare l’attenzione delle aziende nei confronti delle risorse presenti “in casa” è anche l’estensione dei percorsi di carriera, fino a non molti anni fa riservati perlopiù ai “piani alti” o middle manager, anche a livello di staff. Vengono infatti effettuati nel 60% dei casi nel 2014 (nel 2013 erano il 51%), con un aumento significativo anche dei corsi di mission e valori aziendali (96% nel 2014 a fronte di un 89% l’anno precedente). Numeri in linea con la tendenza europea sia per i percorsi di carriera riservati allo staff (a quota 71% nell’anno in corso rispetto al 65% del 2013), sia per i corsi di mission e valori aziendali (96% nel 2014 in aumento del 2% rispetto all’anno precedente). La crisi che ha investito le aziende italiane non ha risparmiato neppure i manager ai quali, secondo l’indagine, viene richiesto sempre più spesso di mettersi in gioco, affrontando percorsi formativi ed esperienze di mentoring e/o coaching per essere in grado di affrontare nuove esigenze e priorità e ridisegnare, in parte, il proprio ruolo e le proprie caratteristiche di leader. “Nella nuova realtà aziendale, anche i top manager devono affrontare il cambiamento, diventa sempre più importante il coinvolgimento di tutti e assume un’importanza fondamentale il ruolo di coach e di mentor da parte dei manager, la loro presenza attiva e coinvolgente verso i dipendenti e i sottoposti, la loro capacità di stimolare la collaborazione e il coinvolgimento”, commenta Tanganelli. Peccato, però, che l’Italia arranchi su questo fronte rispetto al resto d’Europa. In base alla ricerca, infatti, solo il 48% dei manager italiani è formato per ricoprire un ruolo di coach, a fronte di un 62% nel resto d’Europa. Stesso discorso per i programmi di mentoring, soprattutto ad alti livelli, che si assestano su percentuali parecchio inferiori rispetto al resto d’Europa (35% contro 63%). Quest’anno sono 51 le aziende che hanno conquistato la certificazione Top Employers Italia 2014 per essersi distinte per l’ambiente di lavoro, gli investimenti a livello di formazione e sviluppo, la possibilità di carriera, l’alta qualità dei benefit e una cultura aziendale innovativa e responsabile. Tra queste, Autostrade per l'Italia, Birra Peroni, Chiesi Farmaceutici, Elica, Enel e Finmeccanica.

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